Storia
Prima di essere un villaggio, Arbus era un territorio pieno di altri piccoli insediamenti:
Santu Domini si trovava nell'omonima località e dove oggi si trovano i ruderi della chiesa e
la fontana di Santu Domini appunto;
il villaggio di Santa Sofia dove oggi troviamo i resti dei
muri di cinta e un pilastro della chiesa ad essa intitolata; il villaggio di Bidda Zei nei pressi
del monte Arcuentu; il villaggio di Donnigalla vicino al villaggio Sant'Adi, l'attuale Sant'Antonio di Santadi;
Genna, l'odierna Montevecchio sviluppatasi poi con il contemporaneo evolversi dell'attività mineraria;
Grutzùu, Bidderdi, Babari, Funtana Atza, Cilirus ecc. La nascita del paese risale al 1320 circa,
coinciso con lo spopolamento di questi villaggi dovuto sia ai continui saccheggi
da parte delle popolazioni dominatrici come Spagnoli e Aragonesi,
sia alla forte richiesta di manodopera maschile arruolata nelle milizie.
Per questo i villaggi vennero man mano abbandonati in favore del centro più grande e più sicuro dagli attacchi nemici. Cuccureddu e Conch'e Mallu sono stati i primi luoghi ad essere abitati in quanto occupavano le posizioni più alte. Successivamente il paese si è sviluppato verso il basso. Tutto attorno al centro urbano si trovano colline regolari, ciò nonostante il paese è stato costruito su questo colle.
I motivi di questa scelta fatta dei nostri antenati sono da ricercarsi sicuramente nella posizione strategica che questo occupa: si può infatti dominare una vasta porzione di territorio circostante e quindi meglio difendersi dagli attacchi nemici: arabi e fenici hanno sempre attaccato il territorio arburese; da terra e dal mare.
Il paese si sviluppa lungo un canale che da Genn'e Frongia, il passo che lo divide dalla discesa per Guspini, a Caddascius, il punto più basso dell'abitato. Le case sono disposte lungo uno "stradone" che attraversa appunto tutto il paese.
L'attuale piazza San Lussorio era nel 1320 la piazza della Chiesa di San Lussorio e dove oggi sorgono le scuole elementari sorgeva il Campo Santo. Col passare del tempo la popolazione aumentava e così cresceva l'esigenza di una chiesa più capiente. Nel 1450 iniziò la costruzione della chiesa principale, "Sa Cresia Manna", dedicata al patrono del paese: San Sebastiano.
La vecchia chiesa venne pian piano abbandonata in favore della nuova chiesa.
Nel 1820 gli amministratori del paese chiesero dei contributi per restaurare la vecchia
chiesa che necessitava di interventi di consolidamento e per costruire un muro di cinta per il cimitero,
meta di cani randagi. Per tutta risposta si ottenne
una nuova tassa per tutta la popolazione al fine di contribuire alle spese per
il restauro della chiesa e per la recinzione del cimitero. Oltre al problema
della recinzione per il cimitero subentrava quello della sua inadeguatezza in termini di grandezza:
il paese cresceva e così il numero dei morti. Nel 1850 si ebbe la costruzione
dell'attuale cimitero intitolato a San Paolo. Successivamente venne smantellato il vecchio cimitero
e costruita la scuola elementare San Lussorio. Contemporaneamente a ciò avvenne in tutta
l'isola l'applicazione della legge delle chiudende in cui venivano stabiliti i confini
territoriali del demanio e quelli dei privati. Numerosi furono gli abusi ad opera di
pochi signorotti che, saputa in anticipo la notizia si appostarono anzitempo a picchettare e recintare i terreni migliori,
anche a discapito di altri proprietari sia pubblici sia privati.
Questo comportò non pochi problemi e petizioni contro gli approfittatori.
La lingua parlata e insegnata in quel periodo era ancora lo spagnolo, solo nel 1823 fu permessa l'istruzione scolastica, non tanto per uniformare le conoscenze in tutta la penisola ma per eliminare gli insegnamenti impartiti dagli spagnoli. All'inizio del nostro del nostro secolo gli arburesi eressero il monumento a Pietro Leo e al Senatore Raimondo Garau nella piazza Mercato.
Per spingere l'economia agricola in Sardegna videro la luce i primi Monti Granatici, antenati delle odierne banche di credito. Allora la moneta di scambio era costituita dal grano e dai frutti della terra. I terreni dell'arburese erano tra i più produttivi del "capo di sotto", visti i numerosi fiumi che solcavano il territorio. Altra attività fiorente nell'arburese era la tessitura a telaio: venivano prodotti tappeti, tessuti, coperte, ecc. Il commercio di questi prodotti sospingeva sino alle città di Cagliari e Oristano.
Sulla costa arburese erano presenti 2 tonnare: la più grossa era quella di Flumentorgiu, che raccoglieva enormi quantità di pesce.
Fin dal 1600 erano presenti in questo territorio attività minerarie. Dapprima eseguite con attrezzature manuali, poi pian piano più meccanizzate fino alla seconda meta del 1800 quando lo sfruttamento minerario raggiunse l'apice nella produzione. Era un periodo florido per la zona tanto che richiamò a se ondate di immigrati che si trasferirono nei grossi centri come Arbus e limitrofi come Righi, Bidderdi, Gennamari, Naracauli, Ingurtosu, ecc.
Successivamente al periodo d'oro si conobbe un graduale declino dovuto dapprima alla crisi del 1901 - 02 poi a quella del 1908 - 10. a questo fatto si reagì con una ripresa e un aumento degli impianti.
Gli anni della prima guerra mondiale rigettarono a terra il mercato minerario: prima causa il reclutamento della forza lavoro nelle file degli eserciti. Terminato il conflitto lo stato indisse la legge del Miliardo, da spendersi per la realizzazione di opere nell'isola. Furono riaperte le miniere, costruiti nuovi impianti, nuove strutture, nuovi sfruttamenti. Numerose le opere costruite in questo periodo ad opera degli ingegneri che amministravano per ditte private o per lo stato le miniere.
L'inizio di una nuova crisi si ebbe a partire dal 1927 che si protrasse fino al 1934, dove le aziende più grosse si trovarono a doversi abbracciare in un'unica grossa famiglia a discapito delle imprese più piccole che pian piano fallirono, lasciando a casa numerosi lavoratori, visto anche che i campi erano stati abbandonati da tempo.
L'assistenzialismo nazionale fece il suo corso finanziando la ripresa delle attività estrattive aumentando così il debito estero. L'entrata in guerra del 1941 inferse un altro duro colpo all'economia mineraria che si risollevò solo quando nel 1945 sempre ad opera dello stato si ebbe uno sviluppo sorprendente, con la costruzione di grandi opere pubbliche come la casa al mare Francesco Sartori a Funtanazza, la diga guido Donegani a Montevecchio. Successivamente una riqualificazione delle attrezzature e del personale andarono a discapito di questi ultimi che si videro ridurre di numero. Anche le gallerie vennero man mano chiuse, sia per l'esaurimento delle risorse sia per l'obsolescenza delle attrezzature bisognose di continua e costosa manutenzione. Questo portò ad uno spopolamento continuo e abbandono di quei centri, che fino a qualche decennio prima erano stati meta di immigrati provenienti da tutte le parti d'Italia.


Per questo i villaggi vennero man mano abbandonati in favore del centro più grande e più sicuro dagli attacchi nemici. Cuccureddu e Conch'e Mallu sono stati i primi luoghi ad essere abitati in quanto occupavano le posizioni più alte. Successivamente il paese si è sviluppato verso il basso. Tutto attorno al centro urbano si trovano colline regolari, ciò nonostante il paese è stato costruito su questo colle.
I motivi di questa scelta fatta dei nostri antenati sono da ricercarsi sicuramente nella posizione strategica che questo occupa: si può infatti dominare una vasta porzione di territorio circostante e quindi meglio difendersi dagli attacchi nemici: arabi e fenici hanno sempre attaccato il territorio arburese; da terra e dal mare.
Il paese si sviluppa lungo un canale che da Genn'e Frongia, il passo che lo divide dalla discesa per Guspini, a Caddascius, il punto più basso dell'abitato. Le case sono disposte lungo uno "stradone" che attraversa appunto tutto il paese.
L'attuale piazza San Lussorio era nel 1320 la piazza della Chiesa di San Lussorio e dove oggi sorgono le scuole elementari sorgeva il Campo Santo. Col passare del tempo la popolazione aumentava e così cresceva l'esigenza di una chiesa più capiente. Nel 1450 iniziò la costruzione della chiesa principale, "Sa Cresia Manna", dedicata al patrono del paese: San Sebastiano.

Questo comportò non pochi problemi e petizioni contro gli approfittatori.
La lingua parlata e insegnata in quel periodo era ancora lo spagnolo, solo nel 1823 fu permessa l'istruzione scolastica, non tanto per uniformare le conoscenze in tutta la penisola ma per eliminare gli insegnamenti impartiti dagli spagnoli. All'inizio del nostro del nostro secolo gli arburesi eressero il monumento a Pietro Leo e al Senatore Raimondo Garau nella piazza Mercato.
Per spingere l'economia agricola in Sardegna videro la luce i primi Monti Granatici, antenati delle odierne banche di credito. Allora la moneta di scambio era costituita dal grano e dai frutti della terra. I terreni dell'arburese erano tra i più produttivi del "capo di sotto", visti i numerosi fiumi che solcavano il territorio. Altra attività fiorente nell'arburese era la tessitura a telaio: venivano prodotti tappeti, tessuti, coperte, ecc. Il commercio di questi prodotti sospingeva sino alle città di Cagliari e Oristano.
Sulla costa arburese erano presenti 2 tonnare: la più grossa era quella di Flumentorgiu, che raccoglieva enormi quantità di pesce.
Fin dal 1600 erano presenti in questo territorio attività minerarie. Dapprima eseguite con attrezzature manuali, poi pian piano più meccanizzate fino alla seconda meta del 1800 quando lo sfruttamento minerario raggiunse l'apice nella produzione. Era un periodo florido per la zona tanto che richiamò a se ondate di immigrati che si trasferirono nei grossi centri come Arbus e limitrofi come Righi, Bidderdi, Gennamari, Naracauli, Ingurtosu, ecc.
Successivamente al periodo d'oro si conobbe un graduale declino dovuto dapprima alla crisi del 1901 - 02 poi a quella del 1908 - 10. a questo fatto si reagì con una ripresa e un aumento degli impianti.
Gli anni della prima guerra mondiale rigettarono a terra il mercato minerario: prima causa il reclutamento della forza lavoro nelle file degli eserciti. Terminato il conflitto lo stato indisse la legge del Miliardo, da spendersi per la realizzazione di opere nell'isola. Furono riaperte le miniere, costruiti nuovi impianti, nuove strutture, nuovi sfruttamenti. Numerose le opere costruite in questo periodo ad opera degli ingegneri che amministravano per ditte private o per lo stato le miniere.
L'inizio di una nuova crisi si ebbe a partire dal 1927 che si protrasse fino al 1934, dove le aziende più grosse si trovarono a doversi abbracciare in un'unica grossa famiglia a discapito delle imprese più piccole che pian piano fallirono, lasciando a casa numerosi lavoratori, visto anche che i campi erano stati abbandonati da tempo.
L'assistenzialismo nazionale fece il suo corso finanziando la ripresa delle attività estrattive aumentando così il debito estero. L'entrata in guerra del 1941 inferse un altro duro colpo all'economia mineraria che si risollevò solo quando nel 1945 sempre ad opera dello stato si ebbe uno sviluppo sorprendente, con la costruzione di grandi opere pubbliche come la casa al mare Francesco Sartori a Funtanazza, la diga guido Donegani a Montevecchio. Successivamente una riqualificazione delle attrezzature e del personale andarono a discapito di questi ultimi che si videro ridurre di numero. Anche le gallerie vennero man mano chiuse, sia per l'esaurimento delle risorse sia per l'obsolescenza delle attrezzature bisognose di continua e costosa manutenzione. Questo portò ad uno spopolamento continuo e abbandono di quei centri, che fino a qualche decennio prima erano stati meta di immigrati provenienti da tutte le parti d'Italia.


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