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Saturday 04 September 2010
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Miniere

complesso minerario di Ingurtosu
L'attività mineraria è sempre stata presente nel territorio arburese. Nella zona di Montevecchio sono stati rinvenuti svariati reperti come picconi di ferro e ciotole di età fenicia; anche nei secoli a venire le miniere hanno caratterizzato la storia e la cultura di questi luoghi. Primo fra tutti Montevecchio, in cui il primo insediamento che aveva carattere precario ha subito verso la seconda metà dell'ottocento con l'impiego dell'esplosivo e con l'introduzione della legge sabauda per lo sfruttamento del sottosuolo uno sviluppo esponenziale, trasformandolo in vera e propria attività industriale.

Torre mineraria
Dopo un primo non brillante inizio con l'ing. Pischedda, l'attività estrattiva visse un periodo glorioso con l'ing. G.A.Sanna, imprenditore attento alle problematiche sociali e conoscitore dell'arte. Quest'ultimo costruì a Montevecchio un contesto minerario circondato di edifici che bene si legavano al paesaggio circostante. Questo periodo glorioso finì con l'inizio delle rivendicazioni da parte della manodopera costretta a lavorare in condizioni difficili e con la crisi mondiale del 1929.

La Montecatini prese il controllo della situazione migliorando la produzione e le condizioni sociali dei lavoratori. Subito dopo la crisi avvertita durante la guerra e la ripresa successiva, l'ing. Rolandi, costruì una centrale per la distribuzione dell'aria compressa nelle gallerie, la diga intitolata a G.Donegani, la colonia marina di Funtanazza per i figli degli operai.

Il villaggio di Montevecchio contava allora circa 3500 abitanti provenienti da diverse parti d'Italia. La Montecatini, in crisi economica si fuse con l'Edison. Questa operazione comportò da una parte nuove tecnologie estrattive e dall'altra il taglio di quei rami improduttivi: venne così ridotta la produzione e il personale, dando così avvio ad un declino, passando per la statalizzazione delle strutture fino all'esaurimento dei filoni.

parte del borgo di ingurtosu
Nel 1970 le concessioni minerarie vennero distribuite tra vari enti o società che non migliorarono la situazione che si concluse con la chiusura delle miniere. I villaggi di Ingurtosu e Gennamari sono diventati ormai piccoli centri disabitati. Sotto di loro troviamo 200 km di gallerie e le strutture costruite dai minatori. Oggi questi posti sono rivalutati e rivisti sotto una chiave diversa: sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità dall'Unesco e sono oggetto di progetti come il parco geo-minerario, volto a ripristinare e restaurare le vecchie costruzioni e i macchinari utilizzati per le attività minerarie per farne motivo di studio e di interesse turistico.