Miniere
L'attività mineraria è sempre stata presente nel territorio arburese.
Nella zona di Montevecchio sono stati rinvenuti svariati reperti come picconi di ferro
e ciotole di età fenicia; anche nei secoli a venire le miniere hanno
caratterizzato la storia e la cultura di questi luoghi.
Primo fra tutti Montevecchio, in cui il primo insediamento che aveva carattere
precario ha subito verso la seconda metà dell'ottocento con l'impiego
dell'esplosivo e con l'introduzione della legge sabauda
per lo sfruttamento del sottosuolo uno sviluppo esponenziale, trasformandolo in
vera e propria attività industriale.

Dopo un primo non brillante inizio con l'ing. Pischedda,
l'attività estrattiva visse un periodo glorioso con l'ing. G.A.Sanna,
imprenditore attento alle problematiche sociali e conoscitore dell'arte.
Quest'ultimo costruì a Montevecchio un contesto minerario circondato di
edifici che bene si legavano al paesaggio circostante.
Questo periodo glorioso finì con l'inizio delle rivendicazioni da parte
della manodopera costretta a lavorare in condizioni difficili e con la crisi
mondiale del 1929.
La Montecatini prese il controllo della situazione migliorando la produzione e le condizioni sociali dei lavoratori. Subito dopo la crisi avvertita durante la guerra e la ripresa successiva, l'ing. Rolandi, costruì una centrale per la distribuzione dell'aria compressa nelle gallerie, la diga intitolata a G.Donegani, la colonia marina di Funtanazza per i figli degli operai.
Il villaggio di Montevecchio contava allora circa 3500 abitanti provenienti da diverse parti d'Italia. La Montecatini, in crisi economica si fuse con l'Edison. Questa operazione comportò da una parte nuove tecnologie estrattive e dall'altra il taglio di quei rami improduttivi: venne così ridotta la produzione e il personale, dando così avvio ad un declino, passando per la statalizzazione delle strutture fino all'esaurimento dei filoni.
La Montecatini prese il controllo della situazione migliorando la produzione e le condizioni sociali dei lavoratori. Subito dopo la crisi avvertita durante la guerra e la ripresa successiva, l'ing. Rolandi, costruì una centrale per la distribuzione dell'aria compressa nelle gallerie, la diga intitolata a G.Donegani, la colonia marina di Funtanazza per i figli degli operai.
Il villaggio di Montevecchio contava allora circa 3500 abitanti provenienti da diverse parti d'Italia. La Montecatini, in crisi economica si fuse con l'Edison. Questa operazione comportò da una parte nuove tecnologie estrattive e dall'altra il taglio di quei rami improduttivi: venne così ridotta la produzione e il personale, dando così avvio ad un declino, passando per la statalizzazione delle strutture fino all'esaurimento dei filoni.

Nel 1970 le concessioni minerarie vennero distribuite tra vari enti o società
che non migliorarono la situazione che si concluse con la chiusura delle miniere.
I villaggi di Ingurtosu e Gennamari
sono diventati ormai piccoli centri disabitati.
Sotto di loro troviamo 200 km di gallerie e le strutture costruite dai
minatori.
Oggi questi posti sono rivalutati e rivisti sotto una chiave diversa:
sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità dall'Unesco
e sono oggetto di progetti come il parco geo-minerario,
volto a ripristinare e restaurare le vecchie costruzioni e i macchinari
utilizzati per le attività minerarie per farne motivo di studio e di
interesse turistico.


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